Il presente articolo si incentra sull’analisi della recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 12 maggio 2026, resa nella causa C-797/23, con la quale la Corte ha riconosciuto la compatibilità con il diritto dell’Unione della disciplina italiana volta ad attuare l’art. 15 della Direttiva sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale (direttiva (UE) 2019/790). La sentenza ha altresì riconosciuto che tale disciplina nazionale non contrasta con il principio della libertà d’impresa sancito dall’art. 16 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Come è noto, la disciplina nazionale italiana (art. 43-bis della legge sul diritto d’autore) ha attribuito all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di determinare, in caso di mancato accordo tra le parti, l’“equo compenso” per la remunerazione dei contenuti giornalistici utilizzati dalle piattaforme digitali, dettando anche alcuni criteri, integrati da un regolamento adottato dall’Autorità, relativi alla sua determinazione. Muovendo da una breve analisi delle trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione in connessione con l’affermazione delle piattaforme digitali, il contributo esamina il contenuto della sentenza, specie con riferimento alla sua portata costituzionale, in relazione alla salvaguardia del principio del pluralismo informativo, e ne valuta le possibili ricadute sull’applicazione della disciplina nazionale, anche alla luce della prassi finora seguita dall’Autorità, nonché i possibili sviluppi in altri Stati membri dell’Unione europea, alcuni dei quali hanno assunto a modello proprio il quadro normativo italiano sopra richiamato. Il saggio si conclude con una prima analisi prospettica delle principali questioni che si pongono, in relazione ai temi oggetto della pronuncia e, in particolare, a quello del pluralismo, in ragione del crescente impiego dell’intelligenza artificiale generativa per i contenuti giornalistici e per le notizie.
This article focuses on an analysis of the recent judgment of the Court of Justice of the European Union of May 12, 2026, in Case C-797/23, in which the Court has recognised the compatibility with EU law of the Italian legislation aimed at implementing Article 15 of the Directive on copyright and related rights in the Digital Single Market (Directive (EU) 2019/790). The judgment also recognises that such national legislation does not conflict with the principle of freedom to conduct a business enshrined in Article 16 of the Charter of Fundamental Rights of the EU. As it is well known, the Italian national legislation (Article 43-bis of the Copyright Law) has entrusted the Italian Communications Regulatory Authority with the task of determining, where the parties fail to reach an agreement, the “fair compensation” for the remuneration of journalistic content used by digital platforms, also laying down certain requirements, supplemented by a regulation adopted by the Authority, concerning its determination. Starting from a brief analysis of the ongoing transformations in the world of information in connection with the rise of digital platforms, this article examines the content of the judgment, especially in relation to its constitutional significance in safeguarding the principle of media pluralism, and assesses its possible implications for the application of the national framework, also in light of the practices followed so far by the Authority, as well as the possible developments in other EU Member States, some of which have taken the above-mentioned Italian framework as a model. The essay concludes with a prospective analysis of the main issues arising, in relation to the matters addressed by the judgment and, in particular, to the issue of pluralism, from the growing use of generative artificial intelligence for journalistic content and news.
