Il presente contributo analizza l’impatto dell’attuale quadro regolatorio europeo in materia di contenuti disinformativi online sul diritto dei cittadini a essere informati. Muovendo dal tentativo di tracciare i confini del diritto all’informazione – da intendersi non come pretesa soggettiva di verità, ma come garanzia di uno spazio pluralista e condizione strutturale del corretto svolgimento dei processi democratici – l’articolo esamina la crisi informativa oggi acuita dal crescente impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nella produzione e diffusione di contenuti disinformativi, dinamiche che incidono sulla qualità della deliberazione pubblica e, di riflesso, sulla salubrità del circuito democratico. Pur non essendo in grado di neutralizzare il fenomeno, le normative europee oggi vigenti rappresentano un tentativo complessivamente ragionevole di bilanciare la libertà di espressione e la salvaguardia del diritto a essere informati, configurando un assetto regolatorio che, se interpretato in chiave sistematica, può rafforzarne la portata garantista. Consapevole della non praticabilità, in un sistema democratico, di interventi eccessivamente prescrittivi, nel presente scritto si considera, infine, l’opportunità di valorizzare l’intelligenza artificiale come possibile risorsa: uno strumento che – se correttamente orientato – potrebbe rivelarsi in grado di contribuire al miglioramento della qualità e della pluralità del discorso pubblico digitale.
This article analyzes the impact of the current European regulatory framework on disinformation online in relation to the right of citizens to be informed. Starting from an attempt to define the contours of the right to information – not as a subjective claim to truth, but as a guarantee of a pluralistic ecosystem and a structural condition for the proper functioning of democratic processes – the article examines the contemporary crisis of information, exacerbated by the growing use of artificial intelligence systems in the production and dissemination of disinformation. These dynamics affect the quality of public deliberation and, as a consequence, the integrity of democratic discourse. Although unable to neutralize the phenomenon entirely, the regulatory measures currently in force represent a broadly reasonable attempt to balance freedom of expression with the safeguarding of the right to be informed. They outline a normative framework which, if interpreted systematically, may strengthen its rights-protective potential. Acknowledging the impracticability, within a democratic system, of overly prescriptive interventions, the paper ultimately considers the opportunity to enhance the use of artificial intelligence as a possible resource: a tool which – if properly guided – could contribute to improving both the quality and the pluralism of digital public discourse.
